Dalla coppia coniugale alla coppia genitoriale


Pubblicazione a cura di Stefania Siano

Dalla coppia coniugale alla coppia genitoriale

Dalla psicoterapia di coppia nella innovativa prospettiva di Norsa e Zavattini

agli scenari narcisistici della genitorialità nel lavoro di Manzano, Palacio Espasa e Zilkha

 

 

Affrontare il tema della coppia coniugale e, conseguentemente, il tema della trasformazione in coppia genitoriale ha voluto dire, innanzi tutto, prendere atto, attraverso le sollecitazioni degli Autori, che la crescente importanza data dall’ambiente affettivo entro cui l’individuo si sviluppa e di cui ha costantemente necessità, ha portato il mondo della psicoterapia a passare da una visione dell’uomo come organismo teso alla ricerca del soddisfacimento, ad una concezione dell’uomo che mette in primo piano il ruolo chiave delle rappresentazioni interne e delle aspettative relative al porsi in relazione con gli altri; l’essere umano si riposiziona in modo continuativo in relazione agli altri a fronte di compiti evolutivi che variano nel ciclo di vita. In altre parole, lo stato interno della persona è regolato tramite il rapporto con l’altro, per tutta la vita.

Questa prospettiva getta una nuova luce sulla coppia nel mondo psicoanalitico che amplia il trattamento clinico e lo apre al tema delgi affetti e delle emozioni come processi bidirezionali. Le relazioni interne assicurano il senso di continuità e stabilità delle relazioni umane, e questo senso di continuità è passibile di riprocessamento ed è influenzabile dalle dinamiche e dai vissuti delle vicende reali; è un dato di fatto, ormai, che ci si relaziona agli altri non solo in funzione di aspetti pragmatici e coscienti della percezione dell’altro, ma anche in funzione di una proposta inconscia di relazione.

Oltre al cambio di prospettiva, nel percorso è stato necessario integrare concetti che amplificano le possibiltà di comprensione dell’ambiente coppia a partire dal “Senso del Noi” come dimensione affettiva interna accanto all’Io e al Tu, per continuare con l’autoregolazione affettiva attraverso le polarità della sintinizzazione e della collusione e l’uso dell’altro in senso curativo, riparativo e difensivo. La relazione di coppia stabile si svolge nella quotidianità attraverso una sorta di monitoraggio affettivo reciproco, per cui la comunicazione inconscia del proprio stato affettivo e la registrazione dello stato affettivo dell’altro, sono modalità funzionali alla costruzione continua di uno stato di intimità e di fiducia. Il partner, dunque, svolge la funzione rappresentata internamente dal compagno di interazione. In questo modo la relazione svolge la funzione di regolazione intrapsichica dei singoli, oltre a creare una sorta di complicità con cui la coppia unita si pone verso il mondo esterno.

Si crea in questo modo e nel tempo, una sorta di setting della relazione, un insieme di regole e abitudini condivise, una rete di emozioni, desideri, bisogni e aspettative con cui ciascuno dei partner alimenta il legame di intimità con l’altro, quel “Senso di Noi” condiviso da entrambi, fondamentale per sostenere il sentimento di continuità e appartenenza. All’interno di questi scambi, però, si possono strutturare aspetti legati a costanti relazionali negative di ciascuno, che con l’andare del tempo si possono organizzare in un incastro collusivo. Se il monitoraggio affettivo reciproco non è in grado di ripristinare il senso di intimità e fiducia, allora le modalità collusive si rinforzano facendo aumentare le aspettative disadattive, distorcendo la comunicazione e bloccando la naturale tendenza a riparare e a prendersi cura di sé e dell’oggetto. Sono numerosi ed esplicativi i casi clinici con cui poi Norsa e Zavattini mostrano la tecnica terapeutica: dal setting alla gestione degli elementi transferali e controtransferali fino all’interpretazione possibile per curare una coppia con una coppia. Ma c’è di più.

La nascita di un figlio è per la coppia un passaggio evolutivo, dalla coppia coniugale alla coppia genitoriale, con la conseguente riattivazione delle rappresentazioni interne collegate al se stesso bambino e ai propri genitori. La motivazione alla procreatività e la condivisione di questa esperienza può costituire una parte importante dell’alleanza della coppia perché introduce un cambiamento che, con i suoi immancabili momenti di crisi, da la possibilità di riorganizzare situazioni affettive del passato nel contesto di appartenenza garantito da sentimenti di complicità e intimità. La motivazione a prendersi cura mobilitata dall’arrivo di un bambino è una delle espressioni più caratteristiche della qualità umana che Balint ha definito come “terapeuticità naturale delle relazioni” e che permette agli adulti, con le loro organizzazioni consolidate, di accedere a livelli profondi di coinvolgimento, e non solo.

Alla costruzione di questo contesto affettivo di accoglimento al nenonato, partecipano anche quei livelli di collusione – incasto di mondi interni – che tendono ad inglobare il figlio all’interno di schemi rigidi e ripetitivi dettati dall’impossibilità ad elaborare (uso evaquativo del figlio), fino a farlo diventare il ricettacolo dei fantasmi indigeriti dei genitori. In questo senso gli Autori hanno voluto utilizzare il concetto di “scenario narcisisitico della genitorialità” come luogo della ripetizione o della fissazione – tanto che hanno ipotizzato l’esistenza di configurazioni specifiche di natura sindromica – di movimenti che, fondamentalmente, si organizzano intorno a due tipi di proiezioni genitoriali: le proiezioni genitoriali di immagini infantili di se stessi vissute come carenziate, abbandonate, idealizzazte o danneggiate (l’ombra di sé dei genitori), e le proiezioni sul bambino di un’immagine di un oggetto del passato vissuto come danneggiato, idealizzato o negativo (l’ombra dell’oggetto dei genitori).

Seguendo lo stesso filo conduttore di Norsa e Zavattini per la coppia coniugale, anche Manzano, Palacio Espasa e Zilkha ci hanno raccontato, attraverso numerosi casi clinici, non solo i presupposti teorici di matrice freudiana e la tecnica kleiniana di interpretazione, ma ci hanno anche insegnato come gli scenari della genitorialità di volta in volta si presentino differenti per i diversi figli, ma differenti anche nelle diverse età e in ogni momento specifico della valutazione e del trattamento. Riprendendo le loro stesse parole nella parte introduttiva del testo, la genitorialità, prima che reale, è pensata, fantasmata, elaborata fin dai primi anni di vita come componente fondamentale della persona.